21 Oktobar II – Shifco

La notte del disastro era segnalata come presente in porto una nave balzata all’attenzione delle cronache a seguito dell’omicidio di Ilaria Alpi e Miros Hrovatin: la 21 Oktober II della Shifco. La storia di questa imbarcazione e della flotta cui faceva riferimento,  ampiamente spiegata nel volume “Moby Prince. Un caso ancora aperto” di Enrico Fedrighini (Paoline, 2006), chiama in causa i rapporti Italo Somali durante il governo Craxi.

La flotta Shifco fu infatti ufficialmente donata dalla cooperazione italiana allo sviluppo al governo somalo allora guidato da Siad Barre con lo scopo di favorire la pesca d’altura nel paese. Successivamente si scoprì – anche grazie alle indagini condotte da Ilaria Alpi – che in realtà alcuni pescherecci della flotta, tra i quali la 21 Oktober II, erano coinvolti in traffici di armi e trasporto di rifiuti tossici.

L’idea che la cooperazione italiana avesse barattato la concessione di armi a Siad Barre in corrispondenza dell’accettazione da parte di questi del seppellimento di rifiuti tossici italiani in suolo somalo resta ancora oggi il movente più probabile della sentenza di morte emessa verso la giornalista del TG3.

Il 10 aprile 1991 questo bianco peschereccio d’altura era in riparazione a Livorno, dove vi permarrà per alcuni mesi successivi alla tragedia del Moby Prince, e, benché in riparazione, fu ritenuto in movimento a seguito della testimonianza di una signora residente in prossimità della calata dov’era attraccato. La signora, Susanna Bonomi, dichiarò a tal riguardo che la sera del 10 aprile non vide l’imbarcazione al momento della chiusura delle serrende della sua finestra di sala – affacciata alla banchina Magnale in cui il peschereccio stazionava – per poi ritrovarla nella consueta posizione la mattina seguente. Questo racconto, poi ritrattato dalla Sig.ra Bonomi nel corso dell’ultimo interrogatorio datato 8 gennaio 2010 (secondo la versione esattamente inversa: “la sera prima” aveva visto il peschereccio e “la mattina dopo” non l’aveva ritrovato al suo posto), fu ritenuto assai rilevante da alcune parti civili – in particolare quelle difese dall’Avv. Filastò – per più motivazioni: in primo luogo alcuni soccorritori (presenti nel rimorchiatore Tito Neri II) fecero riferimento ad una manovra di emergenza, posta in essere poco dopo l’uscita dal Porto, allo scopo per evitare una collisione con un’imbarcazione simile a un peschereccio d’altura lanciato in direzione opposta, inoltre il direttore di macchina dell’Agip Abruzzo Marco Pompilio dichiarò di aver visto un peschereccio bianco d’altura “sfilare” accanto alla petroliera venti minuti dopo la collisione. Tutto ciò poteva far conciliare la tesi secondo la quale questo peschereccio bianco, a metà tra un traghetto e una bettolina per dimensione, potesse essere la 21 Oktober II della Shifco e che quindi questa avesse una qualche responsabilità nella dinamica della collisione. Agli atti la testimonianza del direttore di macchina Pompilio fu classificata come erronea. Quello che lui ritenne essere un peschereccio d’altura era in realtà il Moby Prince. Allo stesso tempo i soccorritori del Tito Neri II (l’armatore Tito Neri e l’ufficiale Felice Manganiello), risentiti durante l’inchiesta bis a riguardo della collisione sfiorata dichiararono che quel natante era un piccolo peschereccio, qualcosa di lontano, per dimensione, alla 21 Oktober II.

21 oktobar II - attuale nome Urgull 3