27 APRILE. UNA PALESTRA IN PERIFERIA

per fare delle perizie noi stiamo lavorando su registrazioni che avevo io – quelle che teneva in macchina e riascoltava ossessivamente in viaggio verso Livorno – ma che ne sai se il nastro é tagliato? Pensa al video D’Alesio … l’hai visto tutto no?”.
No. “Ah. Beh guardalo quello é molto importante”. Cercheremo.
“Nel video D’Alesio c’é un taglio netto. Un taglio quando si sente il figlio che cambia stazione radio e va sul canale 13 dove Cannavina sta raccontando cosa vede. Poi lui dice “Bettolina? Non sarà una delle nostre?”. Quando si sa che le bettoline non girano a quell’ora e dovevano essere in porto. Infatti cosa dicono poi sul 16 “Giglio é – mi pare – in Mare Sereno“. Tac. Stacco. Quindi ci tengono a far capire questa cosa”.
Penso: Angelo puoi aver ragione. Senti il marcio. Lo capisci. Ma da solo sei lì. Cogli i sintomi ma ti manca la diagnosi finale. Per questo ti affidi ai periti e agli avvocati senza però fidarti di loro completamente e ti rimetti a rianalizzare tutto da solo. La verità non la può trovare uno solo. La verità é di tutti e la rivelano almeno pochi. Uno é difficile. Uno può sempre essere quello che lo fa per il padre. Dimenticando la madre. Dimenticando di sentire che infondo lo sta facendo per tutti.
Arriviamo alla palestra. Riprendiamo. La sua squadra gioca con la maglia bianca e la scritta MobyPrince.it sottotitolo Associazione 10 aprile – familiari delle vittime. La squadra avversaria é blu e gialla. Nessuno si avvicina a chiedere perché Moby Prince. Forse lo sanno già. Uno mi chiede “Chi é il famoso?”. Rispondo “nessuno. Stiamo facendo un video per lui”. Poche storie. Giocate.
Angelo indossa la maglia numero 13. Si arrabbia con l’arbitro. Poi con i compagni. Poi li incita. Poi li coordina. Poi fa un canestro importante. Alla fine la squadra vince. Vince fuori casa con polemiche per un fallo non visto dall’arbitro. “Abbiamo avuto fortuna oggi” mi dice con la fronte ancora madida di sudore.

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