La ricostruzione di Alessio Bertrand

Alessio Bertrand (al centro) appena arrivato in banchina a Livorno l’11 aprile 1991

Alessio Bertrand viene ascoltato per la prima volta l’11 aprile 1991, mentre é ancora in ospedale. Al P. M. Luigi De Franco racconta quanto segue
“Io mi trovavo nella saletta dell’equipaggio dove si trova un apparecchio televisivo e stavo vedendo la partita Barcellona – Juventus. Ad un certo punto abbiamo avvertito un terribile urto, quasi come se fosse un terremoto, e improvvisamente i locali sono stati investiti dalle fiamme e dal fumo. Siamo scappati tutti quelli che eravamo nella sala e abbamo attraversato diversi locali della nave, constatando che tutti erano invasi dal fumo e dal fuoco e che sia l’equipaggio che i passeggeri cercavano di scappare […]. Insieme con due miei amici, D’Antonio Giovanni e Massa Angelo, ci siamo recati nella parte poppiera della nave, all’aperto. Lì ovviamente la situazione era un po’ migliore […] ad un certo punto i miei due amici non sono riusciti a resistere ulteriormente e sono caduti a terra morti. Gli ho fatto la respirazione bocca a bocca, ma non é servita. Io mi sono attaccato al corrimano della passeggiata dalla parte esterna e ci sono rimasto finché non mi sono arrivati i soccorsi. […] Non mi sono buttato in mare subito perché il mare era invaso di petrolio e ritenevo che potesse essere pericoloso. […] Non ho visto dove fosse in quel momento la petroliera perché i fumi oscuravano completamente la zona. Non posso dire se nella zona vi fosse nebbia, perché in un primo momento ero nella saletta, ed in un secondo tempo il fumo oscurava tutto e come ho già detto impediva ogni visibilità”.
A prescindere dal fatto che la trascrizione é evidentemente rivista sul piano sintattico e lessicale, visto che Bertrand non aveva questa proprietà di linguaggio, l’aspetto importante é che tale racconto manca di alcuni particolari rilevanti emersi nei successivi incontri con la magistratura. Già nel secondo interrogatorio, datato 15 aprile 1991, Alessio Bertrand espliciterà di aver portato un vassoio di caffè e panini in plancia comandi – dove dichiara di aver trovato il comandante Chessa, il primo ufficiale di coperta Sciacca ed il timoniere Aniello Padula – e successivamente di essere andato a vedere la partita.
L’incidente, secondo l’integrazione del racconto di Bertrand, si verificò dopo il terzo goal del Barcellona (quindi dopo le 22:15) e lui con i suoi due amici si rifugiarono prima in garage e solo successivamente all’aperto in zona poppiera. In quella zona, diversamente dal primo racconto, Bertrand dirà che “tutto era in fiamme” e per questo si portò “nei corridoi delle cabine passeggeri dove, andando avanti e indietro” si trattenne “per circa venti minuti”. Persi quindi i due amici in precedenza, il mozzo dichiarò di averli ritrovati “nel punto dove si interseca la scala che scende in coperta ed il corridoio delle cabine dei passeggeri, all’esterno”. Sollecitato dal P.M. sul ricordo di aver avvertito o meno un allarme o un ordine di concetrarsi nel punto di riunione Bertrand negò categoricamente di aver udito qualcosa del genere. Un ultimo, estremamente importante, particolare della ricostruzione emergerà invece solo il 26 aprile 1991, quando Bertrand, ascoltato da Lorenzo Checcacci (poi imputato nel processo di primo grado, ma in tale occasione parte della commissione che espletava l’inchiesta sommaria della Capitaneria di Porto), dichiarerà qualcosa di molto preciso a proposito della nebbia: “Quando ero nel corridoio delle cabine passeggeri mi sono imbattuto anche nel timoniere (quello che avevo lasciato in plancia quando avevo portato i panini) anche lui era in preda al panico, gli ho chieso che cos’era successo e mi ha risposto che c’era nebbia e che avevamo urtato un’altra nave”.
Tale fondamentale aneddotto sparisce misteriosamente dai ricordi di Alessio Bertrand quando viene ascoltato nuovamente dal P.M. De Franco il 30 settembre 1991, ma ritorna, davanti al medesimo, nell’ultimo interrogatorio realizzato prima del processo e datato 26 febbraio 1992. In tale occasione Alessio Bertrand confermò di aver trovato il timoniere Padula nelle scalette che portavano verso il garage e di aver ascoltato la sua ricostruzione dell’incidente. Bertrand tornerà a riferire del dialogo con il timoniere del Moby Prince nel corso dell’udienza del 31 gennaio 1996 – quindi a processo in corso – ma in tale occasione cambierà il luogo in cui avvenne (il corridoio delle cabine passeggeri). Sottoposto dall’Avv. Giunti a domanda specifica su tale differenza sostanziale di ricordo del dove avvenne tale importantissimo dialogo, Bertrand rispose un serafico “adesso non mi ricordo”.

Alessio Bertrand aprile 2011 (foto iltirreno.gelocal.it)

Alessio Bertrand aprile 2011 (foto iltirreno.gelocal.it)

L’ultima apparizione di Bertrand davanti ai P.M. risale al 9 giugno 2009, quando, nel corso dell’inchiesta – bis, fu richiamato a deporre a riguardo di cosa vide e fece la notte del 10 aprile 1991. Nel corso di un interrogatorio che i P.M. stessi dovettero sospendere per l’evidente difficile stato emotivo dell’ormai trentaseienne testimone oculare, Bertrand confermò il suo ultimo racconto, pilastro fondamentale della ricostruzione ufficiale del disastro.