Tribunale di Livorno, procedimento n. 9726/06, Richiesta di archiviazione inchiesta bis Moby Prince, 5 maggio 2010

Tribunale di Livorno, procedimento n. 9726/06, Richiesta di archiviazione inchiesta bis Moby Prince, 5 maggio 2010

La Richiesta di Archiviazione del Tribunale di Livorno, emessa con atto n° 9726/06 R.G. mod. 44, reca la data 5 maggio 2010. Nelle centocinquantuno pagine del documento i Pubblici Ministeri Carla Bianco, Antonio Giaconi e Massimo Mannucci, con visto del Procuratore della Repubblica Francesco De Leo, compiono un’operazione di delucidazione sulla vicenda che va oltre le risposte ai precisi quesiti riportati nell’istanza di riapertura depositata dall’Avvocato Carlo Palermo su mandato dei figli del Comandante del Moby Prince, Angelo e Luchino Chessa. Dopo quattro anni di indagini la Procura di Livorno arriva infatti a presentare un tentativo di risposta relativamente ad ogni aspetto controverso della vicenda – dalle tesi più ardite sulla dinamica della collisione fino alle segnalazioni inquietanti contenute nella Sentenza emessa dalla Corte di Appello di Firenze nel 1999 – e conclude riportando ciò che al momento é agli atti come la ricostruzione storica ufficiale della tragedia del Moby Prince.
É interessante notare come i procuratori abbiano segnalato, in un atto di auto-analisi interessante, come la dinamica di quanto, a loro parere, é realmente accaduto la notte tra il 10 e l’11 aprile 1991 davanti al Porto di Livorno sia nei fatti “banale”. La ricostruzione é riportata nell’Appendice del volume.

Data di emissione. 5 Maggio 2010

Giudici firmatari. Carla Bianco, Antonio Giaconi, Massimo Mannucci (Visto: Francesco De Leo)

Richiesta.
La collisione del traghetto passeggeri Moby Prince con la petroliera Agip Abruzzo é stata un tragico incidente, deteminato in parte dall’errore umano (come si [errore nell’originale ndr] finora esposto) e in parte da fattori casuali concomitanti (l’insorgenza del particolare tipo di nebbia, lo speronamento proprio della cisterna n. 7); in parte, ancora, dall’insufficienza delle regole al tempo vigenti per salvaguardare la sicurezza della navigazione in rada. Nessuna delle ipotesi alternative vagliate é in grado di assumere una qualche parvenza di idoneità concausale né di credibilità, meno di ogni altro l’assurdo scenario della battaglia navale condito da prospetti di guerra tecnologica. Non dimostrabile attraverso le mere congetture (non essendo emerso alcun elemento dotato di valore probatorio o quanto meno indiziario) é che il porto fosse costantemente interessato da indisturbate operazioni illegali di traffico di armamenti, né che la navigazione del traghetto o i soccorsi prestati nell’inferno di fumo e fiamme siano stati intersecati da azioni di fantomatici soggetti che vagavano per mare per scopi inquietanti o illeciti. Nessuna attività di copertura o depistaggio é stata intenzionalmente posta in essere.
Accertato quanto appariva razionalmente meritevole di approfondimento in oltre tre anni di indagini, non si presenta alcuno spazio per l’esercizio dell’azione penale per i gravi delitti (quelli non ancora prescritti, naturalmente) ipotizzati nell’istanza di riapertura delle indagini o per altri come quello di cui si é appena detto nell’ultimo paragrafo.
La morte prematura e improvvisa é umanamente inaccettabile quando la causa appare banale e assurda, ma individuare a ogni costo e senza sufficienti elementi probatori processualmente spendibili, determinismi e nessi causali eclatanti, clamorosi e di “alto livello”, oltre a dissipare preziose risorse, avrebbe il solo effetto di riaprire ferite peraltro mai rimarginate, di creare illusioni nei vivi, uccidere una seconda volta i morti, fare molte altre vittime innocenti e costituirebbe un pessimo esercizio del servizio Giustizia.

Alla luce di tutto quanto esposto, ritenuta infondata ciascuna delle ipotesi di reato tra quelle per cui é iscritto il presente procedimento e ogni altra diversa ipotesi di reato, restando in ogni caso prescritti gli eventuali delitti di cui agli articoli 432, 437 e 589 c.p., il pubblico ministero chiede che il giudice per le indagini preliminari voglia disporre l’archiviazione del procedimento e all’esito restituire gli atti a questo ufficio.