CONCLUSIONI

Dilige quod vis fac

AURELIO AGOSTINO D’IPPONA

Nel suo capolavoro, “L’ombra del vento”, Carlos Ruiz Zafón scrive: “un racconto é la lettera che un autore scrive a se stesso per mettere a nudo la propria anima”.
Ricordo Loris davanti a me, all’esterno della stazione ferroviaria di Livorno Centrale, una settimana dopo il 10 aprile 2012. “France non puoi far uscire questo film senza il diario. Il diario é troppo importante per capire il film”.
Tentai di dissuaderlo. Tanto del diario non l’aveva letto e poi molto di ciò che avevo scritto, di quelle motivazioni, lo ritenevo oramai caduto sotto il peso della storia. Ma Loris alzò i baffi. Rispetta le posizioni di tutti conservando quasi sempre la propria. “Secondo me sbagli”. Poco tempo dopo non potei far a meno di dargli retta. Tutta quella mia anima nuda, descritta da Ruiz Zafón, mi spaventava. Ma Loris aveva ragione. Quella lettera, che l’autore spagnolo segnalava indirizzata a me, andava spedita ad altri. Quanti, non so. Ma sicuramente qualcuno più di me medesimo.

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