Impianto sprinkler

Sprinkler da www.qtechsrl.com

Sprinkler da www.qtechsrl.com

Loris fa riferimento all’impianto sprinkler, di cui già in precedenza si è accennato.
L’impianto era costituito da un gruppo di spinta alloggiato in sala macchine e formato da n. 1 autoclave da 1000 Gls ad acqua dolce ed in tampone da una elettropompa centrifuga ad acqua di mare con portata pari a 130 mc./h. e prevalenza pari a 70 metri.
A valle del gruppo la linea di distribuizione andava ad alimentare 11 zone costituite da tutti i locali situati sul ponte di comando, sul ponte piattaforma, sul ponte coperta, sul ponte inferiore (con esclusione del locale macchine) e tutti i vani scale e locali di servizio posizionati sia sul ponte garage e sia sul ponte piattaforma.
Ogni zona era a sua volta dotata di una Stazione di servizio da cui si poteva comandare l’apertura e la chiusura dell’impianto relativo alla zona stessa.
Al termine delle linee e lungo tutto il loro sviluppo nelle varie zone erano posizionate delle testine Sprinkler termosensibili e tarate a 74 ° C del tipo G.W.K. 90 Walter Kidde.
L’impianto entra in funzione quando vicino ad una testina si raggiunge una temperatura almeno pari a quella di taratura (in questo caso 74° C): per riscaldamento del liquido contenuto nell’elemento termosensibile, si ha la rottura dell’ampollina che lo contiene ed immediatamente, essendo la intera tubazione in pressione, si ha un getto di acqua che va a raffreddare l’ambiente sottostante.
In tali impianti la rete di distribuzione deve essere sempre piena d’acqua ed in pressione, così come deve essere sempre in stand by il gruppo di spinta, in maniera da garantire l’immediata entrata in funzione del sistema di protezione; di conseguenza le linee devono essere prive di saracinesche e/o valvole e qualora ve ne fossero, queste devono essere sempre in posizione di apertura.

Nel corso dei primi sopralluoghi personale Nav.ar.ma spa (Salvatore Valente, Pasquale D’Orsi) denotarono come la valvola di presa a mare dell’impianto – quella che avrebbe dovuto garantire l’approvigionamento di acqua di mare una volta terminata l’acqua dolce stoccata nelle cisterne – fosse chiusa e ciò fu confermato in dibattimento dai CTU Puleo, Baglietto e Gristina, come ricordo personale poiché l’accertamento non fu mai richiesto dalla Procura di Livorno.  Nella stessa circostanza Puleo segnalò che oltre alla valvola di presa a mare nello stato suddetto, i CTU trovarono l’elettropompa in posizione “off” – quindi spenta – e le valvole corrispondenti alle 11 stazioni locali chiuse.

Nel sopralluogo del 21 Gennaio 1997 – a quasi sei anni dalla collisione – fu trovata la valvola di presa dal mare dell’impianto sprinklers in posizione di chiusura e l’elettropompa in posizione di comando “manuale” e non “automatico”. A conferma della mancata entrata in funzione dell’intero impianto sprinklers fu rilevato nel magazzino elettricisti che le testine costituenti l’impianto si erano attivate, presumibilmente per il calore, ma un contenitore in cartone sottostante si presentava “rigido nella forma originale”, quindi non contorto come nel caso in cui fosse stato investito dal getto d’acqua dell’impianto e poi asciugatosi col tempo. Pertanto i periti dedussero che la testina in questione non era stata attraversata da acqua e in conseguenza questa non era passata nemmeno nelle rimanenti linee costituenti l’impianto.

Per meglio comprendere il tema segnalo comunque che l’impianto sprinklers era solo uno degli strumenti anti-incendio della Moby Prince, che includono ad esempio gli impianti manuali di diffusione di CO2 (estintori) e quelli ad acqua spruzzata (manichette innestate su prese collegate a pompe d’acqua).
L’automatismo – quando attivo – dell’impianto sprinklers lo rende però, ancora oggi, il principale strumento per creare “spazi di sopravvivenza” in caso di incendi di medie e grandi dimensioni e, come attestato dai periti del Tribunale di Livorno, avrebbe consentito condizioni di vivibilità di circa quaranta minuti a quei passeggeri che avessero raggiunto tali spazi. Tuttavia anche tale prolungamento della sopravvivenza – stando a quanto riportato dai magistrati nella Richiesta di Archiviazione dell’Inchiesta-bis (p. 148)- non sarebbe stato sufficiente ad escludere il decesso dei superstiti poiché, nel teorema proposto, nessun soccorso avrebbe potuto essere messo in atto direttamente sul relitto del Moby Prince prima di quando realisticamente salì la prima squadra anti-incendio: il giorno successivo l’incidente.

Resta comunque strana l’omissione reiterata nelle sentenze della magistratura circa il rinvenimento di una manichetta anti-incendio innestata dentro il Salone De Lux, manichetta che, stando ad alcuni rilievi peritali, avrebbe potuto essere così stesa solo grazie alla diffusione al suo interno di un getto d’acqua.