IVANNA

“Gli uomini si sono organizzati
come se fossero immortali;
senza di che sarebbe stolto credere
che nell’essente viva ciò che fu”
EUGENIO MONTALE, Diario del ’72

Ho conosciuto Ivanna il 10 febbraio 2011. C’eravamo sentiti pochi giorni prima e mi aveva colpito la sua gentilezza. La cadenza emiliana forniva alle sue frasi un qualcosa di amichevole, fiduciario. “Verremmo in su il 10, poi ripartiamo l’11” le dissi. Lei mi rispose “Volete fermarvi a dormire qui da me?”. “No grazie, ho già prenotato”. “Dove?” mi chiese. Le dissi il posto e lei mi rassicurò sulla collocazione centrale e prossima alla sua casa. “Prendete l’autobus nel caso” si premurò di indicarmi.
Questo modo materno di interessarsi alle nostre sorti mi apparve subito degno di attenzione. Loris del resto mi aveva raccontato di Ivanna come di una persona di spessore. La sua storia era un simbolo. Un qualcosa di significativo. Persi il marito e l’unica figlia nel Moby Prince, Ivanna aveva portato avanti da sola l’azienda di famiglia. Non si era mai riaccompagnata ed era stata in principio parte del Comitato opposto a Loris e vicino ai fratelli Chessa. Ai miei occhi era una sorta di ponte tra le due fazioni.
Ivanna accolse me e Michele in casa sua. Sulla parete una composizione di fotografie in bianco e nero ritraevano una giovane ragazza, molto bella. “Quella è la mia Monica” mi disse “con il suo primo moroso. Una storia che poi finì, poi lui morì pochi anni dopo”. Ivanna dice la verità così. Come si taglia un pezzo di pane. La maneggia con la sicurezza di chi usa una stoviglia.

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