La ricostruzione di Valentino Rolla

Le dichiarazioni di Valentino Rolla, raccolte il 12 aprile 1991, furono acquisite nel corso dell’udienza del 5 giugno 1996.
Il 10 aprile 1991 era di turno sul ponte dalle 20:00 alle 24:00, in qualità del suo ruolo di terzo ufficiale di coperta dell’Agip Abruzzo:
“Eravamo arrivati il giorno 9 alle h. 22:30 e stavamo attendendo di poter ormeggiare in porto il 12 mattina. La visibilità fino alle 22:15 era buona; poi, improvvisamente, si é alzata una forte nebbia. Le nostre luci erano tutte regolarmente accese, compresi i fanali di “fonda” (fanali di luce bianca visibili a 360°) … Dopo che si é alzata improvvisamente la nebbia, io ho inserito, come prevedono le norme, il radar in posizione di stand by per farlo riscaldare, operazione che richiede 3-4 minuti. Poiché la nebbia era fitta mi sono spostato sull’aletta di dritta, per vedere se vi fosse qualche spiraglio di visibilità. Dopo circa una decina di secondi dal mio spostamento ho visto improvvisamente spuntare dei fari dalla nebbia a circa una trentina di metri di distanza dalla nave, leggermente a proravia dalla sovrastuttura. Ho capito che era una nave che ci stava venendo addosso; la nave dal canto suo proseguiva la sua corsa urtando violentemente la fiancata di dritta della nave. Sono corso a dare l’allarme generale con i segnali sonori, come previsto in questi casi. Preciso che nel momento in cui ho sentito l’urto molto violento ho dato contestualmente l’allarme ed altrettanto contestualmente si sono alzate le fiamme sulla nostra petroliera accompagnate dal fumo […]”.
Soli due giorni più tardi, il 13 aprile 1991, Rolla, sentito nella Capitaneria di Porto dal capitano di fregata Lorenzo Checcacci (altro imputato del processo Moby Prince allora parte della commissione incarica di gestire l’inchiesta sommaria), propone il medesimo racconto con alcune aggiunte: la presenza di un altro marinaio di guardia insieme a lui (Luigi D’Acqui), l’identificazione della nebbia come di qualcosa che “di primo acchito mi é sembrato fumo” e l’assenza di Rolla dal ponte pochissimo dopo la collisione alla luce dell’intervento subitaneo di Superina. La Corte d’Appello di Firenze dichiara di riconoscere alcune contraddizioni nelle deposizioni rilasciate da Rolla in queste date e successivamente: il punto esatto dove si trovava al momento della collisione (aletta di plancia di destra o plancia vicino all’allarme, nei pressi del timone) e cosa é successo subito dopo.
Di particolare importanza, scrivono i giudici, é questa testimonianza unanime di Rolla, Superina (a ridosso dell’evento) e D’Acqui circa l’insorgere della nebbia alle 22:15 “Se non vi é stato un accordo per dichiarare un’ora non corrispondente al vero, sembra ben difficile porre in discussione il dato orario relativo all’arrivo della nebbia; se, invece, l’accordo vi é stato, é più verosimile che sia avvenuto per ritardare che non per anticipare l’arrivo della nebbia. Secondo la stessa sentenza impugnata, come del resto é evidente, i possibili responsabili avevano compreso fin dall’inizio che era meglio per loro restringere al massimo il periodo di tempo tra l’arrivo della nebbia e l’urto” (Sentenza di appello, p. 39).