L’AQUILA. 5 APRILE 2011

Da quando l’ho conosciuto ho capito che il suo parlare è una lotta. Parla perché la sua memoria non gli resti dentro. Perché altri possano capire e raccontare, indignarsi come lui, oppure semplicemente aver modo di riconoscere che c’è qualcuno che a cinquantacinque anni, dopo aver perso ufficialmente tutte le battaglie, è ancora lì a combattere.

Partiamo per il centro dell’Aquila. Nel viaggio vediamo una serie di case prefabbricate orride: ora verdi, ora blu, ora arancioni. L’armonia è assente. Chi se l’è dimenticata? Ripenso alle parole di Roberto, il proprietario di una casa vacanze per cui stiamo lavorando: “l’armonia era dei mestieri e delle corporazioni”. Le persone del comitato commentano qualcosa di simile. Roberto è di destra loro di sinistra. Destra e sinistra, un solo commento. Qualcosa forse sta cambiando.
Ad un certo punto una piazza, con al centro una fontana. La porta per il centro storico.
Scendiamo e iniziamo a camminare: L’Aquila è bellissima. Questi rinforzi che reggono le strutture, i palazzi feriti, le architravi sostenute col legno appaiono ai miei occhi come bellezza. L’Aquila resiste.
Loris e Giacomo passeggiano insieme agli altri familiari di Viareggio che portano legati al collo dei manifesti con la foto dei loro cari defunti, il loro nome e la scritta “Viareggio 29 giugno 2009″. Quanta dignità in questi passi. Quanto composto dolore.

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