MILANO 26 APRILE. FRAMMENTI DI MEMORIA

“Mi pare fosse Vauro. Fece una vignetta pochi giorni dopo la tragedia: “140 persone in mano ad un comandante ubriaco … e l’Italia? Puntini, puntini …” […] Non gli ho fatto niente. Magari se lo incontro per strada qualcosa glielo dico. Ma lo so che è così. É il prezzo da pagare”
ANGELO, aprile 2011

Il treno per Milano si riempie a Genova. Escono con me dalla carrozza due ragazzi americani. Ci eravamo seduti comodi in posti vuoti. A Genova si sono riempiti e siamo finiti sui seggiolini del corridoio. Loro hanno una specie di Kindle con cui leggono libri. Li guardo. Penso alla sostenibilità di quegli aggeggi. I pro ed i contro. Ci vogliono alcune sostanze e combinazioni di queste per realizzarli in serie. Si scaricano e quindi ci vogliono pile, energia elettrica, fonti di energia, reti di distribuzione. Quell’oggettino piccolo spesso un quinto del Corano pare l’invenzione sostenibile del secolo. Però c’é qualcosa di strano. Mi torna poco. Secondo me c’é la fregatura classica degli esseri umani. Ci crediamo tanto furbi mentre lo stiamo mettendo in tasca a tutti quelli fuori dal nostro orizzonte di pensiero.
Arrivo a Milano con venti minuti di ritardo. Ho avvisato Angelo. Quando esco dalla metro prima di mangiare lo richiamo.
“Ciao Angelo ti disturbo?”
“Francesco non ti preoccupare”. Gli ho detto “ti disturbo” tre volte in tre telefonate diverse. Fosse stato un livornese mi avrebbe detto “deh vedrai”. Tanto per prendermi in giro. Invece lui ha capito e mi dice “non ti preoccupare”. Ha capito lo sforzo. Sono qui per lui.

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