Ricostruzione della dinamica del sinistro sulla scorta delle prime testimonianze (Inchiesta sommaria Moby Prince)

Il documento é firmato dai quattro ufficiali: Raimondo Pollastrini, Roberto Canacci, Antonio Ucciardello e Lorenzo Checcacci. Tra questi il solo Pollastrini, Presidente della Commissione, fu estraneo agli accadimenti della notte tra il 10 e l’11 aprile 1991. Infatti oltre al già citato Lorenzo Checcacci, operarono durante le fasi di soccorso: Antonio Ucciardello e Roberto Canacci. Il primo fu il pilota della Motovedetta CP250, la seconda in mare quella notte, partita con a bordo il Comandante Albanese, il vigile del fuoco Roberto Pippan e proprio lo stesso Canacci, che, in qualità di ufficiale addetto alla Centrale Operativa, vi rimase fino all’imbarco.

La storia dei movimenti della CP250 é tra i passaggi più strani della vicenda Moby Prince. La CP, mezzo veloce e perfetto per i soccorsi in mare, fu tenuta ferma in porto ad attendere l’arrivo del Comandante Albanese, sopraggiunto a Livorno intorno alle 22:50. La CP250 doveva portare il Vigile del fuoco Roberto Pippan sotto l’Agip Abruzzo per dare il cambio ad un collega, con tale finalità, prima dell’arrivo di Albanese, molla gli ormeggi alle 23:05 ma viene richiamata indietro per imbarcare il Comandante e l’Ufficiale Canacci. Alle 23:10 la CP250 inizia la sua navigazione verso il luogo del disastro. Pur tuttavia, stando alle dichiarazioni dello stesso Ucciardello (udienza del 10 maggio 1996), la CP250 non si avvicinò ad alcun altro soccorritore e quando, udito sul canale 16 il messaggio degli ormeggiatori che dichiaravano di aver raccolto un naufrago e che fosse il traghetto Moby Prince la nave investitrice, la motovedetta compì, su comando di Albanese, dei moti circolari normalmente tesi a valutare la presenza di eventuali naufraghi in mare ma in quell’occasione effettuati senza alcun sistematico motivo di ricerca.

Estranea a qualsiasi fase di soccorso e con un vigili del fuoco tenuto lontano dai suoi colleghi cui doveva dare il cambio, la CP250, su ordine di Albanese, torna in porto alle 3 di notte dell’11 aprile per permettere al Comandante della Capitaneria di Livorno di rilasciare le prime dichiarazioni sull’accaduto: tutte concentrate sul problema “nebbia”.