Theresa

Alle 22:49:30 del 10 aprile 1991 un natante, autodefinitosi “Theresa”, irrompe sul canale 16 per un’oscura comunicazione: “This is Theresa, this is Theresa for Ship One on Livorno’s anchorage … i’m moving out i’m moving out, breaking station” (Qui Theresa, qui Theresa a Nave Uno, in rada a Livorno … me ne vado, me ne vado … passo e chiudo).
Questa criptica segnalazione effettuata dall’imbarcazione “Theresa” é stata oggetto di numerose indagini operate da alcune parti civili a processo – in particolare quelle vicine alle ragioni di Angelo e Luchino Chessa – fino a presupporre che tale nave potesse essere in rada a Livorno per un possibile traffico illecito e, innanzi ad un disastro come quello occorso al Moby Prince, abbia dovuto interrompere le operazioni ed allontanarsi in tutta fretta.
Da un’analisi comparativa vocale é emerso che la persona che ha effettuato questa comunicazione – giudicato dal perito Brandimarte “un greco che parla un inglese strano, masticato” – é la medesima che, circa due ore prima, si trovava a girare in tondo nei pressi dell’Isola di Gorgona. Il perito Brandimarte riferirà in tribunale la sua convinzione che possa essere Theresa anche la nave che, a quindici miglia a sud del porto di Livorno (21:20 c.a. del 10 aprile 1991), obbligò la nave Margaret Lykes ad un’improvvisa accostata per evitare la collisione. Se questa tesi, ritenuta “immaginaria” dai giudici livornesi del processo di primo grado, ha avuto in effetti un difficile riscontro probatorio, ancora più ardita é stata la ricostruzione di Enrico Fedrighini, il quale, nel suo volume “Moby Prince un caso ancora aperto”, riporta i risultati di una sua personale indagine tesa a comprendere chi fosse la misteriosa nave Theresa (p. 184-185).
Ebbene da un’analisi relativa ai registri marittimi Fedrighini avrebbe scoperto la presenza di tre navi chiamate Theresa (Theresa, Theresa II e Theresa III). Le ultime due di queste (Theresa II e Theresa III) ebbero per un breve periodo al comando un ucraino: Yuriy Vitaliy Senkevych, il quale, proprio nella primavera del 1991 era a bordo di una motonave ancorata in rada a Livorno: la Cape Syros. Scrive Fedrighini “si tratta di una delle numersoe navi militarizzate statunitensi di ritorno dalla prima guerra del Golfo […] di queste navi militarizzate il comando del Leghorn Terminal di Camp Darby aveva fornito alle autorità portuali livornesi una lista al momento del loro arrivo in rada, nel marzo 1991. Abbiamo scoperto che questo elenco non era completo: mancavano i nomi di due imbarcazioni militarizzate anch’esse presenti, rimaste escluse (per qualche ignota ragione di natura militare, forse a causa del carico trasportato), dall’elenco ufficiale. Una di queste due imbarcazioni militarizzate fantasma presenti con il loro carico di materiale bellico era proprio la Cape Syros. Una traccia, soltanto una piccola traccia emersa a distanza di tanto, troppo tempo. Theresa e Cape Syros. Theresa e Nave Uno?” (idem, p. 185). Nella Richiesta di archiviazione dell’inchiesta bis, i procuratori livornesi segnaleranno che la ricerca sia di Theresa che del comandante ucraino ha dato esito negativo.

Il 10 Aprile 2013, su alcuni quotidiani italiani, é comparsa la notizia che dalle comparazioni vocali effettuate dallo Studio Bardazza il messaggio della misteriosa nave Theresa si deve attribuire al Comandante Theodossiou, a capo della nave militarizzata americana “Gallant II”.