TRENTO. RACCONTARE L(A FINE DI UN)’AVVENTURA

“L’indifferenza é il peso morto della storia. É la palla di piombo per il novatore, é la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, é la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perchè inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica”

ANTONIO GRAMSCI, La città futura, 11 febbraio 1917

Il treno per Trento parte alle 6:55 da Milano Centrale. Siamo a Rozzano. Il 15 delle 5:25 é quello buono. Io e Michele ci svegliamo alle 5. Dobbiamo arrivare a Trento entro le 10:00 per la fase finale del workshop Raccontare l’avventura.
Sono un po’ assonnato. Ieri sera sono rimasto fino a tardi a parlare con Stefania di Mediaxion, Ventanni e di soldi. Mediaxion é un progetto, i soldi sono un accessorio necessario. Ma se qualcuno mette davanti i soldi al progetto di solito salta lui o salta il progetto. Le avevo letto un sms di una cliente che non ci poteva pagare. Lei mi aveva guardato con severità, da cugina maggiore:
“Franci però un cliente non può parlarti così. Tu non sei un suo amico”.
“Lo so – avevo risposto – ma stiamo cercando di creare un sistema, una comunità economica solidale allargata”.
Abbiamo parlato a lungo della cosa e di noi. Del passato e del presente. Anche lei é sarda, più sarda di me e capisce Ventanni dal di dentro. Sa cosa significa prendere una nave. Venire in continente. Lavorare in continente ed avere la voglia di tornare a casa. Lei e Dario hanno ospitato “Ventanni” nella loro casa a Rozzano. La loro isola in periferia. Una piccola Sardegna in mezzo al cemento ed al verde di questa periferia milanese. Senza queste persone Ventanni sarebbe solo un documento cartaceo. Quel documento cartaceo da difendere a Trento per i prossimi quattro giorni.

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