TRENTO. RACCONTARE L(A FINE DI UN)’AVVENTURA

Racconto il film. Quello da raccontare qui. Raccolgo qualche consenso. Lucio Mollica dice sia in preparazione un loro film sul Moby Prince, come inchiesta. Vede questo come film storico. Luca Franco dissente. Per lui é esattamente l’opposto. É un film su come le persone vanno oltre una tragedia del genere. Gli piace. Più tardi ne parleremo e avrò il suo biglietto da visita. Michele si avvicina. Mi fa un testa testa rugbistico. Si é emozionato. Non so. É il suo modo per dirmi ok.
Finalmente é finita. La sera andiamo a cena tutti insieme. Parlo a lungo con il commissioning editor tedesco – che scopro avere una figlia sposata in Italia – e con Valerio Moser di Miramonte. Accanto a me però c’é Gianfranco. Parliamo tanto di noi. Della nostra vita. Gianfranco mi ricorda un omonimo amico. Stessi occhi e stessa passione per la montagna. Mi racconta della figlia diciassettenne e della bellezza di avere figli.
“Guarda se mai avrai una figlia, quando la guarderai negli occhi capirai cos’é veramente importante in questa vita”.
“Speriamo” rispondo a mezza voce.
Quella frase ha colto nel segno. Infatti, ora che la comunità, che Mediaxion, sembra incanalarsi verso una maggiore stabilità io e Francesca abbiamo iniziato a provarci. Figlia, figlio. Qualsiasi genere. Magari addirittura entrambi, considerati alcuni gemelli nell’albero genealogico.
Mentre questo pensiero attraversa la mia mente nel tempo di quel “speriamo”, iniziamo a parlare del progetto dove Gianfranco é stato coinvolto da Carmine: Los Involantes. Una storia di speranza e solidarietà in Spagna. Poco prima avevo dato a Carmine il numero di Daniele de La Cerreta di Sassetta, una struttura per cui stavamo lavorando. “É come uno degli Involantes ma lui ha scelto l’agricoltura biodinamica”. Sono tutte storie di speranza. La speranza c’é. É fuori dai palazzi del potere istituzionale. Fuori dai cinema e dalle televisioni. Ma c’é. Passa dai pertugi. É come l’acqua. Se gli metti davanti una diga scava. Piano piano. Si prende il tempo di farti capire chi comanda.
Pochi giorni prima avevo usato la stessa metafora per far capire me e Mediaxion. Per far capire come vogliamo cambiare il mondo. Come l’acqua. Ci metti un muro davanti piano piano scaviamo. Facciamo un buchino. Poi diventa più grande e alla fine c’é talmente tanta acqua da chiedersi come possa essere rimasta tutto questo tempo in un posto sconosciuto. Dietro un muro che appariva indistruttibile.
A mente fredda poi ripenso a Raccontare l’avventura. Vado sul forum gestito da Lorenzo (ZeLIG) e vedo le foto. Vedo il percorso. Penso di essere stato oggetto di un percorso. Una sorta di psicanalisi del film-maker. Gli analisti mi hanno ribaltato come un polpo. Dovevano farlo per farmi uscire da dov’ero e mostrarmi il cammino per andare avanti. Nella loro direzione. Parlavano da parte del mondo ed il mondo ignora. Dev’essere coinvolto. L’attenzione non va pretesa. Va conquistata.

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