Vincenzo Onorato

Vincenzo Onorato con la felpa di

Vincenzo Onorato con la felpa di “Mascalzone Latino”

Vincenzo Onorato (Napoli, 15 Maggio 1957) é personaggio molto particolare nello scenario imprenditoriale italiano. Conosciuto più per i trascorsi sportivi con l’imbarcazione Mascalzone Latino che per la sua guida della Compagnia armatrice della Moby Prince, all’epoca dei fatti: la Nav.ar.ma Spa.
Laureatosi a Napoli, nel 1980, in Economia Marittima e per questo chiamato dai campani dell’ambiente “‘U dottore”, Vincenzo Onorato era allora co-amministratore della Nav.Ar.Ma s.p.a., insieme al padre Achille Onorato e ne resterà unico co-proprietario della Nav.ar.ma (Navigazione Arcipelago Maddalenino SpA) insieme alla madre Mariagrazia Carminio (nata nel 1924) fino alla fusione definitiva con MOBY SpA il 29 Marzo 2005.

L’articolazione della sua ascesa imprenditoriale é ancora oggi alquanto complessa da ricostruire. Una complessità che si ritrova nella struttura proprietaria delle società di cui ha partecipazione diretta e dominante.

Ma andiamo con ordine.

All’epoca della strage la famiglia Onorato controllava quattro società: Nav.ar.ma. SpA, Fion srl, Moby Invest SpA e Moby Travel srl.

La prima di queste, la Nav.ar.ma. nasce nel 1959 con un oggetto sociale dedicato alla navigazione marittima – merci e passeggeri – tra “Sardegna e continente ed altre isole, Corsica compresa”. La società ha capitale sociale iniziale di 1.200.000 Lire e, secondo un rapporto del Centro Sisde di Napoli del 21.02.1992 viene elevato a Lire 150 milioni in “data non potuta accertare”.
Negli anni la Nav.ar.ma. ricapitalizza più volte, sempre con importi esponenziali. Arrivano 350 milioni nel 1969, 1 miliardo nel 1982, 1 miliardo e mezzo nel 1988 fino all’ultimo versamento di 3 miliardi nel 1989 che fissa il capitale sociale alla data della strage in 6 miliardi di Lire.

Al momento della costituzione la Nav.ar.ma. SpA é detenuta in quote paritarie da sei soci: tre della famiglia Onorato, Achille, Orlando ed Anna, e tre “esterni”.

Nel giro di trent’anni – dal 1959 al 1992 – l’articolazione del capitale sociale della Nav.ar.ma. SpA cambia radicalmente. Spariscono dalla scena i tre esterni, anche se uno di questi tornerà seppur per via indiretta dopo, e il capitale sociale si articola in tre figure: una società per azioni e due persone fisiche: Vincenzo Onorato e sua madre.

  • Moby Invest SpA – 73,5% delle azioni per un totale di 4 miliardi e 410 milioni di Lire
  • Vincenzo Onorato – 17,67% delle azioni per un totale di 1 miliardo e sessanta milioni di Lire
  • Maria Grazia Carminio – 8,83% delle azioni per un totale di 530 milioni di Lire

Amministrano la società, con un giro d’affari stimato in circa 50 miliardi annui, due sole persone: Vincenzo Onorato ed Achille Onorato.
Cos’è successo nel frattempo?
Oltre all’evidente successo commerciale della compagnia, corroborato inevitabilmente dagli aumenti di capitale suddetti, ad un certo punto Achille Onorato si fa da parte nella partecipazione azionaria della società. Tant’é che andando a verificare la composizione del capitale sociale del socio di maggioranza di Nav.ar.ma SpA – la Moby Invest SpA – si scopre che nel 1991 due terzi delle sue azioni sono detenute da Vincenzo Onorato ed il restante terzo da sua madre, Maria Grazia Carminio.

In pratica, per proprietà diretta come persone fisiche e per proprietà indiretta come società, Vincenzo Onorato e sua madre – nel 1991 sessantasettenne – controllano la Nav.Ar.Ma. SpA. Praticamente una cessione di proprietà di Achille verso Vincenzo e la madre.

Il motivo non possiamo saperlo ma forse qualcosa ha a che vedere con un fatto documentato. Il 29 Ottobre 1975 infatti il Comune di Napoli registra il cambio di cognome di un giovane ragazzo che da cinque mesi ha compiuto diciotto anni. Il ragazzo si chiama Vincenzo Carminio, ha portato fino a quella data il cognome materno ma da quel momento in poi ne utilizzerà un altro abbastanza noto in città: Onorato. Vincenzo infatti é figlio legittimato di Achille Onorato, all’epoca del concepimento coniugato.
In pratica, senza dedurre nulla e riportando i semplici fatti: dal 1959 al 1991 Achille Onorato prima costruisce un piccolo impero familiare escludendo progressivamente gli altri azionisti di questo – inclusi familiari diretti – poi affida ogni sua azione al figlio legittimato ed alla di lui madre con cui evidentemente aveva intrattenuto una importante relazione extra-coniugale.

A me non interessa, e invito il lettore a non interessarsene a sua volta, la vita privata di un uomo ormai defunto e della sua prole, legittima e non.
Raccoglie di più la mia attenzione una serie di fatti curiosi: il P.M. incaricato di indagare sul fatto Moby Prince, Luigi De Franco, iscrive nel registro degli indagati Achille Onorato, quale armatore del traghetto.
Questo é quantomeno strano. Da un lato perché Achille Onorato era sì co-amministratore di Nav.ar.ma SpA all’epoca di fatti, ma indubbiamente non ne era il proprietario, né tantomeno colui che aveva firmato la tabella armatoriale del Moby Prince.
Tale scelta operata da De Franco, non si sa se stimolata o meno dalla Nav.ar.ma. stessa con la produzione di una documentazione apposita che certificasse in Achille Onorato l’armatore della Moby Prince, ha evidentemente fatto un gran favore a Vincenzo Onorato. Potremmo dire “protezione paterna”, ma la domanda vera é “come” e “perché”?.

Spulciando ancora la documentazione relativa alla Nav.ar.ma. SpA si scopre poi un altro importante elemento.
In data 3.12.1991, quindi otto mesi dopo la collisione, Nav.ar.ma SpA conferisce a FION Srl “un complesso aziendale relativo alle attività commerciali, comprendenti beni materiali ed immateriali, attività e passività di esercizio finanziarie, nonché il personale dipendente, rientrante in un progetto di ristrutturazione delle società controllate dagli Onorato per far fronte a situazioni congiunturali derivanti dalla sciagura del Moby Prince”. Arrivano a Fion srl il marchio della Balena Blu – il celebre simbolo della attuale flotta Moby Lines – due traghetti, 14 automezzi, materiali d’ufficio, partecipazione azionaria in una partecipata, carburanti rimanenti e vari crediti per indennizzi assicurativi – per un totale di 1,7 miliardi  -riferentesi tra l’altro all’incaglio della Moby Prince avvenuto il 29.9.1987″.
In quel medesimo, propizio, 3.12.1991 questa società, la FION srl, riceve anche un altro conferimento da un’altra società , questa volta da Moby Invest SpA che gestisce il resto dei beni materiali e immateriali ascrivibili alla flotta.

In totale il valore di quanto conferito il 3.12.1991 a FION srl si attesta in circa 33 miliardi di lire, portando il capitale sociale dall’iniziale 200 milioni a 34.108.743.000 di Lire.

In un giorno quindi Vincenzo Onorato e la madre svuotano di valore Nav.ar.ma. e Moby Invest SpA per farlo confluire in una società terza, la FION srl appunto. Questa società, secondo i documenti presentati in dibattimento dall’Avv. Filastò (Verbale Udienza 12 Febbraio 1996), fu creata quasi in concomitanza con la sottoscrizione di una polizza assicurativa sul Moby Prince, comprendente anche copertura per rischio attentati terroristici, valutata a processo dall’Avvocato stesso come “particolarmente onerosa” e “che in qualche modo travalica il valore stesso del traghetto”.
Non avendo a disposizione questo documento, posso solo dare per buono quanto riporta l’Avv. Filastò che evidentemente ottenne nella sede di quel dibattimento, per bocca di tale Francesco Zonno (Dirigente della Criminalpol del Veneto), la conferma definitiva circa il fatto che nessuno indagò su questa strada operazione finanziaria così prossima all’incidente.

La FION srl era stata costituita il 12.09.1990 con un capitale sociale di 200 milioni di Lire, conferito in parti uguali da due soli soci.
Indovinate chi? Vincenzo Onorato e sua madre.

Quando nel dicembre 1992 arrivano questi 34 miliardi il quadro della proprietà subisce un’inevitabile ridefinizione ponderando le quote sociali all’entità dei conferimenti. I conferimenti, benché provengano tutti da Nav.ar.ma. SpA sono attribuiti anche in parte alla Moby Invest SpA. Questa mossa cambia leggermente lo scenario perché Vincenzo Onorato vede salire il suo pacchetto azionario al 29,9% per un valore pari a 10 miliardi e 200 milioni di Lire, mentre alla madre – cui non é riconosciuto alcun aumento di contribuzione – resterà in conseguenza una percentuale molto bassa dell’azienda (0,29%). Nav.ar.ma si attesterà sul 36,12% e Moby Invest SpA al 33,68%.
Ricordate chi é proprietario della Moby Invest SpA? Vincenzo Onorato per due terzi delle azioni e sua madre per il restante terzo. Uno strano gioco di scatole cinesi che fece indubbiamente almeno un favore al fedele notaio che sottoscrisse quasi tutti gli atti: tale Luigi Mauro.

Chi dirige, però, la FION srl? Presiede il Consiglio di Amministrazione Vincenzo Onorato coadiuvato da due consiglieri: Eduardo Morace e Luigi Parente.
Questi due nomi non sono casuali. Luigi Parente é il commercialista che ha quantomeno assistito Vincenzo Onorato in tutto questo gioco di scatole cinesi societarie ed Eduardo Morace é il suo avvocato nella vicenda Moby Prince. Il rapporto con i Morace deriva indubbiamente dall’avvio della Nav.ar.ma. SpA, se non da prima, poiché Ettore Morace, padre di Eduardo, fu uno dei tre “non Onorato” a detenere quote della società nel suo atto di nascita.
Ecco, da questo rapporto fiduciario, o quantomeno dall’evidente riconoscimento di aver svolto qualcosa di buono, deriva il fatto che nel Consiglio di Amministrazione di Moby Invest SpA Vincenzo Onorato e la madre mettono come Presidente lo stesso Luigi Parente cui viene affiancata la stessa signora Maria Grazia Carminio come Amministratore Delegato.

A questo punto é legittimo chiedere: cosa hanno a che vedere tutti questi passaggi realizzati a cavallo tra il 1990 e il 1992 con la strage del Moby Prince? Soprattutto come é possibile che una Compagnia che, per dichiarazione del suo amministratore, aveva subito ripercussioni sul mercato “spaventose” (Vincenzo Onorato, Verbale Udienza 22 Gennaio 1996, Processo Moby Prince) a seguito dell’incidente sia riuscita a ricapitalizzare l’anno stesso per quasi 34 miliardi di Lire?

Inoltre, altro quesito correlato, considerato che fu trasferito a FION srl marchio e gran parte di tutti gli asset operativi (materiali e immateriali, incluso il celebre logo della balena blu) di questo piccolo impero – mi si passi il termine – facente per lo più capo, prima alla Nav.ar.ma SpA, qual é stato il motivo di tale operazione?
Quella che oggi conosciamo come Moby Lines (facente capo a Moby SpA) é rimasta immutata come punti di riferimento commerciale rispetto a Nav.ar.ma. Le navi non sono state ribattezzate con altro nome e la balena é rimasta.
Perché quindi realizzare questa operazione?

L’ultimo quesito é relativo alle origini finanziarie di questo impero imprenditoriale. Ripetendo una domanda divenuta ormai nota per un altro, ben più noto, imprenditore, viene da chiedere dove Vincenzo Onorato e Maria Grazia Carminio presero tutti i fondi necessari a tale incredibile scalata. Furono quasi interamente attribuibili ad un finanziamento fornito dal padre di Vincenzo, Achille, elargito sia al figlio legittimato che a sua madre?

Riporto infine un elemento di curiosità che trovo interessante. La propensione di Vincenzo Onorato, della madre e probabilmente dei suoi consulenti più fidati, verso la creazione di complesse strutture societarie – dove i nomi dei proprietari e degli amministratori restano sempre gli stessi ma cambiano le ragioni sociali – continua ancora oggi.

Tutti i nomi qui riportati, ad eccezione dei defunti Achille Onorato ed Ettore Morace, li ritroviamo ancora oggi nella articolata galassia delle società afferenti a Vincenzo Onorato.

A titolo di esempio la MOBY SpA é società per azioni di proprietà di tre società

  1. L 19 SpA: con oggetto sociale la “partecipazione alla gestione diretta ed indiretta di società” (199.150 azioni);
  2. Onorato Partecipazioni srl: con capitale minimo, 10.000 euro, ed oggetto sociale “l’assunzione (…) di partecipazioni in altre società o enti, sia in Italia che all’estero, il coordinamento tecnico finanziaria e l’assistenza gestionale delle società o enti nei quali partecipa (…)”- e due persone (17.336 azioni);
  3. Fion srl: oggetto sociale “assunzione a scopo di stabile investimento (…) di partecipazione in altre società o enti (…) l’acquisizione, la vendita, la permuta ed il compimento di tutte le operazioni relative all’utilizzazione di diritti di brevetto industriale, diritti di utilizzazione dell’ingegno, concessioni, licenze, marchi e diritti simili (…), con capitale sociale di 50.000,00 € (350.464 azioni)

e due persone: Onorato Vincenzo e Carminio Mariagrazia [Fonte. Visura camerale agli atti dell’inchiesta-bis, 8 Aprile 2009].
Da una attenta disamina si coglie quindi che la MOBY SpA é società quasi interamente riconducibile a Vincenzo Onorato e sua madre, i quali non solo siedono nel Consiglio di Amministrazione – come Presidente, il primo, e Consigliere, la seconda – ma hanno chiaramente un controllo anche su altre società che compongono il pacchetto azionario.
Tra le ventuno (21) società di cui é titolare di cariche, compaiono infatti due delle citate: la Fion srl e la Onorato Partecipazioni srl, per le quali é, in entrambe, l’amministratore unico.
Luigi Parente, oltre ad essere Amministratore Delegato di Moby SpA dal 1999 e attuale Amministratore Delegato di Compagnia Italiana di Navigazione (la cordata imprenditoriale capitanata da Vincenzo Onorato che ha assorbito la Tirrenia nel 2011) riveste cariche in altre sei società a quest’ultimo riconducibili.

Un’ultima questione, semplice. Avete mai sentito parlare di tutto ciò?
Alla pagina it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Onorato é presente una breve scheda di approfondimento con alcune, ponderate, note biografiche.