VOLPAGO DEL MONTELLO. UN REGALO NECESSARIO

Gli unici tra voi che saranno felici, sono coloro che hanno cercato e trovato il modo di servire
Albert Schweitzer, 1931

Parto presto per arrivare a Bologna. Lì mi aspetta Ivanna. Inutile arrivare a Reggio quando poi dobbiamo risalire sulla A14 fino in Veneto. Dall’inizio del documentario, e di questo progetto oltre il documentario, me l’aveva sempre ripetuto: “Chiama Maurita. La sua storia é importante ed é una persona squisita. Quando l’ho conosciuta ho pensato meno male é andata così perché se ci fosse stata la mia Monica a vivere una cosa così non l’avrei sopportato”, anche se al ritorno Ivanna mi dirà “comunque se ci fossi stata io sul Moby sono sicura sarebbero diventate amiche”. Maurita e Monica.
Quando per il documentario ho dovuto dire stop alla ricerca soldi finiti iniziamo a girare sapevo di essere arrivato dove dovevo. Ventanni doveva arrivare ad un parte delle storie private del Moby Prince. Perché centoquaranta vittime sono almeno centoquaranta famiglie, cui aggiungere i parenti di primo e secondo grado, le compagne e i compagni, gli amici, i conoscenti, i colleghi. Da centoquaranta con meno di sei gradi di separazione saremmo arrivati a tutta l’Italia. Non a tutti gli Italiani però. Altrimenti gli italiani si sarebbero dovuti muovere. E di più. Continuo a pensare.
Questo viaggio verso Maurita nasce da una finalità importante. Una finalità strettamente connessa con “Ventanni”. Qualche giorno fa, infatti, Ivanna mi ha chiamato con felice concitazione: “Ho trovato il video Canu per Mauro, ce l’ha Maurita e prima del viaggio in Sardegna bisogna andarlo a prendere così ne facciamo una copia e glielo portiamo”.

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